Talvolta
d'inverno capita...
quando una ventata inattesa fa fischiare i rami di un albero vicino, di venire
trascinato in modo prepotente in un altro mondo, in una memoria sopita, animata
da grandi onde che si infrangono contro la barriera di fuori, da cime
d’ormeggio che spezzano la superficie frustando l'aria, dalla pioggia fredda
sulle cerate gialle, dai volti abbronzati e frenetici dei ragazzi dell'ormeggio.
Nelle notti di burrasca, quando il buio da più forza alle onde e la stanchezza
ti racconta che sei piccolo, mi pervade un’intima inspiegabile consapevolezza:
che il mare voglia indicarti la rotta per giungere alla sua grande forza, ma che
questa potrà essere percorsa solo con una grande umiltàˆ.
L'affanno accumulato poi pian piano si smorza, ma solo quando
" U suli cala, u vintu si ietta, e lu
mari s'accueta"
puoi tornare a te
Accade poi, nella bella stagione, di continuare a stupirmi, la mattina presto,
dopo aver dato l'acqua alle piante, sedendomi su una pietra, per l'immobilità
che le barche assumono quando la brezza cambia direzione; è per poco, ma sembra
che scelgano esse stesse di stare così, per creare un complice attimo di intima
irrealtàˆ.
Altro è la sera, il sole sarcastico pare che dopo averti cercato e trovato a
lungo, dopo averti per un attimo perso all'ombra delle frescure, scurito la
pelle scoperta e dipinto di bianco sotto il costume, si tuffi nel mare per
sfuggire alla sua stessa calura; la sua antica altalena con la luna ha il fulcro
vicino a noi, tanto sono uguali talvolta i due nel cielo; il punto di equilibrio
si sposta solo quando la bianca è mezza o meno, sennò poi tutto avrebbe fine.
Più tardi, il vapore che il sole induce all'acqua del mare quando poggia, si
condensa in tante piccole goccioline luccicanti, che salgono, da quel lontano
ribollire, e invadono chiassose il cielo lontano.
Stordito allora ti cerchi, solo poi ti ritrovi, immerso in un sonno di tanto
tempo fa.
Sergio
Valente