UN AQUILONE TRA LE ONDE

 Planate adrenaliniche, accelerazioni al cardiopalma e soprattutto evoluzioni vertiginose e salti acrobatici in cui si rimane sospesi in cielo per alcune manciate di secondi di godimento puro. Sono queste le sensazioni che regala il kitesurf, disciplina velica tra le più innovative e che in pochi anni ha conquistato migliaia di appassionati in tutto il mondo.

Ideato nel 1997 nelle acque delle isole Hawaii (USA) dai fratelli francesi Bruno e Dominique Legaignoux, il kitesurf nasce dalla fusione di tre sport acquatici, il surf, il windsurf e il wake (specialità dello sci nautico che prevede l'uso di una tavola singola) e consiste nel farsi trainare sull'acqua sfruttando la potenza del vento catturato da una sorta di aquilone (detto appunto kite o ala). L'ala, costruita in dacron, kevlar o ripstop, è composta da una struttura pneumatica che gonfiata diviene semirigida e dona una forma di mezza luna alla vela. Queste parti gonfiabili fanno sì che la vela anche se cade in acqua, non affondi, facilitandone il rilancio.

Le dimensioni dell'ala vanno dai 7 ai 17 metri quadrati in funzione della velocità del vento: le grandi ali sono adatte per venti di intensità minore, mentre quelle piccole si utilizzano quando la brezza è più sostenuta. L'ala è collegata attraverso quattro sottili cavi di kevlar o dyneema lunghi circa 25 metri al "boma", una barra in carbonio lunga 50 centimetri con la quale si governa.

Ai quattro cavi negli ultimi anni ne è stato aggiunto un quinto (de-power) che in caso di emergenza permette di sventare la vela azzerandone istantaneamente la forza di traino. Il kiter (così vengono definiti gli appassionati dii questa specialità) è agganciato al boma con un trapezio con sui si scarica la forza di trazione dell'ala e che permette di navigare senza stancarsi.

 

 

Infine c'è la tavola, collegata a una gamba del kiter tramite il leash (laccio) per non perderla in caso di caduta. Le tavole da kitesurf, realizzate in vetroresina o carbonio, possono essere direzionali o bidirezionali. Le prime sono simili a una tavola da surf, hanno un discreto volume, bordi vivi e due strap (cinghiette) nelle quali si infilano i piedi. Lunghe tra i 140 e i 230 centimetri per una larghezza dai 35 ai 50 centimetri, sono ideali per i bordi veloci o in condizioni di vento debole e hanno la caratteristica che al cambio di mure il kiter deve cambiare anche la posizione dei piedi, come avviene nelle virate o nelle strambate nel windsurf. Al contrario le tavole direzionali o twintip sono molto sottili (senza volume) e necessitano di venti forti per sostenere il kiter sull'acqua; in compenso però questo non deve spostare i piedi durante la strambata e può eseguire senza problemi manovre, salti ed evoluzioni. Sono lunghe dai 110 ai 170 centimetri e larghe dai 33 ai 45 centimetri. Ultimamente queste ultime sono le più diffuse. Le tavole possono essere dotate anche di pinnette (2-3 centimetri di pescaggio) che oltre ad agevolare le andature di bolina, hanno una funzione direzionale.

Come si conduce un kitesurf?

Superata la fase di lancio in aria dell'ala e della partenza dall'acqua, il kiter manovra l'ala come un aquilone muovendolo costantemente a sinistra e a destra tramite il boma e cercando di posizionarlo sempre nel punto più adatto della cosiddetta "finestra del vento", ossia quella porzione di cielo che in base alla direzione del vento permette all'ala di generare portanza. Naturalmente più il vento è sostenuto, più i movimenti sul boma sono essenziali e l'ala tende a essere posizionata in alto; viceversa se i venti sono deboli l'ala deve essere mossa più velocemente e posizionata più in basso. Durante i salti e le manovre l'ala viene portata in posizione più verticale per sostenere maggiormente il kiter in volo. Le andature più congeniali al kitesurf sono il traverso e il lasco, ma con la giusta tecnica è possibile anche risalire il vento.

A dispetto della grande spettacolarità e della sua fama di sport "estremo", il kitesurf è uno sport di facile apprendimento (al contrario del windsurf e del surf) e non richiede molta forza fisica in quanto si sfrutta la trazione dell'ala. L'allenamento e l'esperienza permettono di uscire e divertirsi anche in presenza di mare mosso e vento teso.

Anche per queste ragioni, unite all'essenzialità dei componenti e al loro scarso ingombro (tutto il materiale sta comodamente in uno zaino e la tavola occupa poco spazio), il kitesurf è diventato uno degli sport acquatici più popolari degli ultimi anni.

In Italia è arrivato nel 2000 e conta attualmente oltre 10.000 praticanti. Le flotti più consistenti sono quelle di Toscana, Lazio, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna e lago di Garda. Inoltre dopo essere stata per diversi anni inquadrata e sostenuta dalla Federazione Italiana Sci Nautico, dal primo gennaio del 2012 la disciplina del kitesurf è entrata a far parte della Federazione della Vela.

 

 Articolo tratto dalla rivista “Bolina ”.