ESCHE E PREDE DEL SURFCASTING

 

 

 

Solitamente, un surfcastman non giunge sulla spiaggia pronto a dedicarsi a una preda specifica, ma fa in modo di essere pronto a sfruttare qualsiasi possibilità. Di base, i pesci che si possono catturare più frequentemente quando si ricorre a questa tecnica possono essere distinti in due grandi gruppi: quello dei pesci grufolatori e quello dei predatori. Per quel che riguarda poi le esche, esse devono assolvere una funzione multipla ed essere studiate per adattarsi alle situazioni più svariate.

In breve, devono risultare gradite a entrambi i tipi di pesci.

 

Le esche

 

In fondo, le esche nel surfcasting non ricoprono un ruolo altrettanto importante quanto i terminali o i lanci. Questo perché i pesci di mare si gettano con la stessa voracità su ogni brandello di carne passi alla loro portata. Ciò non significa però che qualsiasi esca vada bene per qualsiasi pesce. Esistono anche qui gerarchie dettate dai risultati che le esche permettono di ottenere.

Quando il mare è leggermente mosso, molte prede ricercano il cibo esclusivamente affidandosi ai loro sensori olfattivi. Altre vengono attratte dalla luminescenza prodotta da certe esche ricche di sostanze che al contatto con l'acqua emettono fosforescenza. Ciò permette di usare ami e lenze di una certa consistenza senza che questi risultino troppo appariscenti.

 

Sardina: è una delle esche più importanti nel surfcasting, grazie agli oli contenuti nella carne. Il suo richiamo è elevato. La sardina si dimostra eccellente nel periodo da ottobre a dicembre, quando l'acqua mantiene il calore accumulato in estate e si rivela un ottimo conduttore degli odori. La si puo' infilare intera o a filetti.

 

Cefalo: è un'esca adatta ai predatori Si prepara in filetti. E' un'esca che, grazie al grasso contenuto, che si scioglie più lentamente dell'olio, risulta valida anche con le acque fredde di gennaio e febbraio. Talvolta, lo si riduce in triangolini, innescati su ami storti del n. 2. Vivo, il cefaletto viene utilizzato per insidiare i predatori sulla breve distanza e con acque non molto agitate. Si prende un cefaletto lungo circa 20 cm, lo si innesca sul dorso, appena dietro il capo e non in profondità, per non ridurne la vivacità.

 

Cefalopodi: ne fanno parte esche importanti come la seppia e il calamaro, che offrono lo stesso rendimento pratico. Le loro carni sono ricche di una sostanza che al contatto con l'ossigeno disciolto nell'acqua si ossida, producendo un bagliore verdastro. E' questo un richiamo visivo che i pesci trovano irresistibile, soprattutto quando l'acqua, raffreddandosi, non trasmette più molto bene le chiazze oleose. I cefalopodi sono quindi da preferire alla sardina da dicembre in poi. In genere vengono utilizzate strisce sottili del manto, da innescare linearmente o con avvitamento elicoidale che meglio sfrutta la corrente. Oltre il manto, è possibile innescare la testa e i tentacoli. Si possono poi innescare anche i grinfioni, ossia i due lunghi "baffi" di cui i cefalopodi si servono per catturare il cibo; sono di consistenza tenera e molto appetiti dai pesci.

 

Cannolicchio: è un'esca alternativa. Viene solitamente impiegato nelle spiagge profonde o medie. Lo si passa intero nell'amo che, trattandosi di un'esca morbida, dovrà essere leggero.

 

Granchio: il granchio si presta bene sia alla cattura specifica dell'orata e dei saraghi, sia all'occasionale incontro con la spigola. Gli esemplari adatti sono di dimensioni ridotte e si innescano passando l'amo storto dal n. 4 al 2 tra i due occhi oppure tra le giunture delle zampe, precedentemente rimosse. E' un'esca che predilige il mare non molto mosso e che, più di tutte, fornisce un'ottima autonomia in quanto non viene assalita dagli altri granchi. All'occorrenza e in mancanza di alternative, può essere usato sezionato, grazie al suo alto, ma breve potere di richiamo.

 

Bibi: come il cannolicchio, anche il bibi è entrato nella dotazione italiana di esche in virtù della sua resa elevata, dell'ampio spettro di catture permesse e del suo alto potere di richiamo. Si preferiscono esemplari di grandezza ridotta, da innescare interi con l'apposito ago su ami dritti. Funziona bene lungo quasi tutta la stagione, da settembre a febbraio, soprattutto con il mare non molto mosso e distante dall'onda frangente.

 

I pesci

 

Anche per quanto riguarda le prede, si osservano differenze notevoli da zona a zona.

Vediamo, in una rapida carrellata, quali sono quelle che più spesso finiscono nei carnieri dei surfcastmen italiani.

 

Sarago maggiore: è un pesce grufolatore, particolarmente importante ai fini del surfcasting per quel che riguarda la sua diffusione. Già a partire dal tardo autunno e per tutto l'inverno questa specie si trasferisce negli habitat rocciosi prospicienti le spiagge, che abbandona, al formarsi delle circostanze propizie, per compiere il percorso alimentare tra le onde. Il sarago si muove di solito in banchi, anche motlo numerosi e, principalmente di notte. preda potente e veloce, il sarago maggiore raggiunge dimensioni di tutto rispetto, con un peso che spesso supera il chilogrammo e in media si aggira sui 400/600. La turbolenza anche elevata non lo disturba: si trova infatti a suo agio nelle onde frangenti e su letti poco profondi; ma le catture più numerose e di taglia elevata sono generalmente effettuate da spiagge profonde, con il moto ondoso in lenta scaduta e a distanze non elevate dalla battigia. Per catturarlo si può tentare con tutte le esche "generiche", tenendo presenti alcune distinzioni stagionali: in autunno il filetto di sardina, in inverno la seppia e il calamaro, mentre in ogni periodo dell'anno buoni risultati sono offerti dal cannolicchio e dal bibi.

 

 

 

Orata: ancora un pesce grufolatore, di certo lo sparide più rappresentativo e ambito, oltre che combattivo. Non è un pesce tipico del surfcasting, poiché si mantiene sempre abbastanza distante dalla zona di turbolenza più elevata, preferendo spiagge profonde e moto ondoso in scaduta. Si muove in piccoli banchi i cui esemplari hanno peso variabile da 1 a oltre 5kg. Il periodo dell'orata inizia in autunno e si protrae per tutta la primavera, con una breve sosta tra gennaio e febbraio. Potente e dallo scatto fulmineo, l'orata è dotata di una formidabile dentatura, capace di frantumare qualsiasi guscio calcareo. Se la si considera tra le probabili prede di una battuta, si useranno armi storti in acciaio dei numeri da 4 a 1. E' una preda abbastanza selettiva anche per quanto concerne le esche: tra le "tenere" vi sono il bibi, il cannolicchio, la cozza; tra le "dure" il calamaro, il granchio. La scelta deve dipendere dal tipo di pabulum presente nella spiaggia da cui si opera. La cattura dell'orata, frequente nelle ore serali, sa regalare attimi entusiasmanti, specialmente dopo la ferrata, in quanto questo pesce di produce in fughe lunghe e violente cui alterna momenti di resistenza passiva.

 

 

 

Spigola: è un predatore a tutti gli effetti, anche se  prima di raggiungere la taglia adulta si comporta talvolta come un grufolatore. Abita i settori più ossigenati da frequenti mareggiate. La spigola raggiunge e supera facilmente i 5 kg di peso, toccando spesso anche gli 8/10 kg. E' dotata di diversi sensori di ricerca del cibo, tra cui l'olfatto e una specie di eco-sonar passivo, in grado di localizzare le vibrazioni prodotte da un agglomerato di pesci esca. Ecco perché, tra le esche, il surfcastman dispone di diverse alternative: dai pesci-esca vivi alle trance oleose di sardine. In inverno sono ideali anche le piccole trance di calamaro o seppia. Terminali e amo possono essere di vario tipo, soprattutto in caso di esche generiche, ma volendo cercare il contatto specifico è meglio optare per soluzioni semi-flottanti e ami dritti dal 3/0 al 5/0. Il suo approccio all'esca non è mai violento e solo occasionalmente si verifica un'ampia flessione della canna. Dopo la ferrata, la preda dapprima resiste passivamente, poi fugge con decisione. Sotto risacca presenta una resistenza notevolissima e solo l'aiuto dell'onda consente di scalzarla dal gradino e deporla sulla battigia.

 

 

 

Ombrina: bellissima preda, dal comportamento ibrido che non permette di classificarla né tra i predatori né tra i grufolatori, l'ombrina è particolarmente diffusa nel Tirreno centrale e meridionale. E' comunque un pesce diventato raro e sta subendo una profonda mutazione per quanto riguarda il suo habitat. Predilige le spiagge profonde, con moto ondoso lento o scaduto, contraddistinte dalla presenza di sbocchi d'acqua salmastra e da vicine distese di posidonie. Gli esemplari medi pesano 2 kg ma spesso se ne incontrano alcuni che superano i 12 kg. Non si possono dare informazioni precise  riguardo ai suoi gusti alimentari: è grufolatore e predatore allo stesso tempo. Il suo modo di attaccare l'esca non è mai violento, ma contraddistinto da una forte resistenza passiva, quasi del tutto priva di fughe. Per questo motivo non pone problemi alle lenze: difficilmente un'ombrina mette in crisi un amo o un finale.

 

 

Razze: della grande famiglia delle razze (comprendente circa 15 varietà), le più frequenti nei nostri mari sono la razza aquila e la pastinaca. Le razze nascono e si sviluppano sul letto sabbioso. Nella fase adulta si spostano verso acque più profonde, tornando sulle spiagge in cerca di cibo, soprattutto al tramonto. Sono in grado di attaccare pesci anche di notevoli dimensioni, come saraghi, seppie e mormore in evidente stato di difficoltà tra le onde. Le dimensioni medie delle razze si mantengono tra i 2 e i 6 kg. Tra le esche prediligono il filetto di sardina, ma non disdegnano i tranci di cefalopodi o anche i cannolicchi nel periodo primaverile. Diventate adulte le si puo' insidiare con pesci-esca, vivi o in filetti. Allora si useranno fili in acciaio o nailon dello 0.60 e ami dritti dal 5/0 in poi. Le razze tendono a compiere sin dall'abboccata una lunghissima fuga, alternata a una resistenza passiva e tenace; giunte sulla battigia richiedono spesso l'uso del raffio.

 

 

 

Grongo: nel surfcasting il grongo, pesce predatore, è giudicato una preda "valida" solo se di adeguate dimensioni, con peso oltre i 2 kg. Si ricercano dunque gli esemplari adulti, che abbandonata la sabbia, si spostano nell'habitat roccioso dove, di giorno, restano nascosti negli anfratti. Con l'oscurità, i gronchi escono per compiere il percorso alimentare verso la spiaggia, senza allontanarsi dal gradino di risacca delle rive più profonde. Rifuggono dalla troppa turbolenza e attendono una fase di avanzata scaduta del moto ondoso. Per il surfcastman il grongo funge anche da "termometro", in quanto, se di mola compresa tra i 2 e i 5 kg, il suo arrivo coincide anche con la chiusura della catena alimentare: infatti essendo il pesce più lento è anche l'ultimo ad arrivare. Questo naturalmente su spiaggia aperta, poiché sui settori "misti" la sua presenza è pressoché stanziale. E' attratto generalmente da tutte le esche "grasse", come sardina e cefalo, ma non disdegna i calamari, le seppie e persino i pesci-esca vivi destinati a predatori più ambiti. la sua dentatura affilata suggerisce l'impiego di monofilo a grossa sezione.

 

 

 

 

 

 

 

Mormora: è uno dei "padroni di casa" della spiaggia e costituisce una eccezione del surfcasting. Viene infatti insidiata in periodi diversi dal solito e con sistemi più leggeri, adatti alle sue dimensioni, apprezzabili quando superano i 500 g di peso. Tuttavia la sua ricorrenza è tutt'altro che sporadica, soprattutto in autunno e in primavera. Anche la scelta delle esche è meno rigida di quanto non avvenga solitamente nel surfcasting, predilige i cannolicchi e il bibi. Molto mobili e fluttanti i terminali, armati con ami leggeri e lunghi, scelti nei numeri dal 6 al 4.