PESCARE SULLE SECCHE
Per prendere ricciole e dentici
a traina oltre a un minimo di abilità e a un po’ di fortuna, ci vuole la
disponibilità ad attrezzarsi in modo completo, a partire dall’elettronica:
ecoscandaglio e GPS aumentano enormemente le possibilità.
Per prima cosa bisogna
individuare su una carta nautica le secche rocciose nella zone in cui intendiamo
pescare, quindi si riportano le coordinate sul GPS e si parte.
Quando arriviamo in
prossimità del punto segnalato dal GPS bisogna affidarsi all’ecoscandaglio,
perchè il segnale proveniente dal satellite fornisce indicazioni approssimate a
un raggio di circa un centinaio di metri.
Sarà quindi l’indicazione della profondità, con precisione assoluta, a
indicarci quando siamo esattamente sulla secca.
Lì sopra dovremo trainare, sia sulla sommità che intorno ai margini.
La velocità a cui procedere è strettamente determinata dall’esca che abbiamo
in fondo al terminale.
La prima scelta è l’aguglia viva, funziona bene ed è facilmente procurabile.
In questo caso bisogna andare pianissimo, un nodo e mezzo, massimo due.
Solo così l’aguglia riesce a nuotare liberamente senza lasciarsi trascinare
come uno straccio e, se innescata con cura, rimane perfettamente viva anche
qualche ora.
Il calamento per l’innesco dell'aguglia può essere costruito con buon nylon
da 0,70, dev’essere lungo circa un metro e mezzo e deve portare due ami.
Quello terminale dev'essere compreso fra il 2/0 e il 6/0, dipende dalla
grandezza dell'aguglia.
Conviene avere calamenti con ami diversi già preparati, in modo da scegliere
quello opportuno in base all'esca che riusciamo a procurarci.
L'amo superiore, non più grande del 2/0, deve avere l'occhiello incurvato
all'indietro.
Perchè va montato scorrevole, col terminale che passa nell'occhiello, e fissato
con un nodo uni a sette otto spire di filo del cinquanta, in modo che possa
scorrere solo sotto forte trazione.
Poi sul suo gambo va fissato, semplicemente con un paio di spire, uno
spezzoncino di cinque centimetri di fil di ferro plastificato.
L'amo terminale va fatto passare sottopelle su un fianco dell'aguglia, in
prossimità del foro anale, mentre quello scorrevole, dopo averne regolato
esattamente la posizione, si infila nel rostro, da sotto in su.
Quindi, per finire, il becco dell'aguglia va chiuso con tre avvolgimenti di fil
di ferro plastificato.
Tutta l'operazione andrebbe fatta preferibilmente mantenendo l'aguglia in acqua,
o almeno maneggiandola con un panno di daino bagnato e morbidissimo.
La scelta dell’attrezzatura per questa tecnica di pesca va fatta considerando
soprattutto l’ambiente nel quale è obbligatorio pescare.
Le secche rocciose molto frastagliate non consigliano di avventurarsi in sistemi
troppo leggeri.
Bilanciare canna, mulinello e nylon intorno alle trenta libbre non è esagerato.
I dentici e soprattutto le grandi ricciole durante il combattimento cercano
costantemente il fondo, quindi bisogna lavorarli con il freno chiuso vicino al
limite massimo.
E una lenza al di sotto delle trenta libbre, al massimo della tensione,
costretta a strofinarsi contro sassi taglienti, ha poche probabilità di restare
intera a lungo.
Il sistema migliore per portare sul fondo un'esca viva è quello del piombo
guardiano.
Sostanzialmente si tratta di collegare un piombo da circa un chilo alla lenza
madre, una ventina di metri prima del terminale con l'esca.
Il piombo va attaccato alla lenza tramite uno spezzone di un metro e mezzo di
filo sottile, al massimo 0,35, ma comunque molto più debole della lenza in
bobina.
In questo modo la zavorra viene trainata un po' più a fondo dell'esca, e
durante il recupero può essere staccata appena arriva in barca recidendo il
bracciolo che la collega.
E' importante che il bracciolo di collegamento sia sottile perchè, se il piombo
dovesse incagliarsi sul fondo, può essere strappato senza perdere tutto il
resto.