SCORFANI
A BOLENTINO
La
pesca a bolentino non vuol dire sempre pagelli, o pesci simili, in talune
situazioni una specie come gli scorfani, ci offre situazioni di pesca del tutto
particolari. In una battuta di pesca a bolentino difficilmente si parte con il
presupposto di catturare una specie mirata, perciò non sappiamo mai cosa
andremo veramente a pescare.In tutti e tre i sistemi di pesca a bolentino
(basso, medio e alto fondale), è possibile però catturare degli scorfani, che
se non danno soddisfazioni eccezionali nel combattimento possono se non altro
allietare le nostre ricette. Nei mari e nei fondali che solitamente pratichiamo
esistono tre tipi di scorfani facilmente catturabili, lo scorfano nero, lo
scorfano rosso e lo scorfano di fondale. Lo scorfano nero è il più comune
degli scorfani, raggiunge una misura di 25 centimetri e si cattura solitamente
nei bassi fondali rocciosi e misti a posidonia. Lo scorfano rosso possiamo
invece dire che è il più ricercato delle specie elencate e vive solitamente su
fondali rocciosi a medie profondità dai -20 ai -100 metri. Contrariamente a
quello nero raggiunge una misura di oltre 50 centimetri di lunghezza ed
oltrepassa i due chilogrammi di peso. Lo scorfano di fondale invece è il meno
conosciuto anche o perché abita i fondali da quote di –100 metri in giù.
Proprio per il suo habitat, spesso lontano dalla costa è il meno insidiato e
perciò il meno conosciuto. Le sue dimensioni sono modeste e paragonabili allo
scorfano nero.Essendo lo scorfano una specie che vive costantemente sul fondo ed
in prossimità della sua tana, la sua pesca dovrà essere effettuata con barca
ferma e quindi ancorata. Tra tutte e tre le specie di scorfani , quello rosso,
visto le dimensioni che può raggiungere rimane il più ricercato.
L’ancoraggio della
barca quindi è una delle operazioni primarie, la cui riuscita
pregiudicherà l’azione di pesca. Stabilito il punto esatto della caduta degli
scogli su cui ancorarci (punto che rileveremo dal nostro ecoscandaglio),
risaliremo correttamente vento o corrente e quindi caleremo la nostra ancora da
scoglio e fileremo la corda fino a raggiungere esattamente la zona di pesca
interessata. A questo punto fisseremo bene la corda alla bitta tenendo sempre
sotto controllo i dati forniti dall’ecoscandaglio. Infatti il nostro strumento
ci dovrà segnalare costantemente la profondità di pesca e da questa potremo
rilevare gli eventuali “sbandieramenti”, che il nostro mezzo avrà sotto
l’influenza della corrente o del vento. Questi due fattori infatti ci potranno
spostare sovente dal luogo esatto di pesca facendoci scarrocciare dalla zona
desiderata. Quando siamo in perfetta posizione, potremo iniziare la nostra
azione di pesca che varierà come attrezzatura a seconda della profondità della
posta. Su un basso o un medio fondale, potremo utilizzare canne medio corte di
lunghezza minima di 2.50 metri e massima di 4 metri. La canna dovrà avere una
azione di punta con vetta abbastanza sensibile. Il mulinello sarà un classico a
bobina fissa, di dimensioni tali da effettuare un ottimo bilanciamento con la
canna posseduta. L’imbobinatura dovrà avvenire con un monofilo di diametro
dello 0,30/0,35 millimetri da collegare al terminale con una classica girella
con moschettone. Il terminale potrà essre a piacimento a due o tre ami in modo
da poter diversificare le nostre catture. Il particolare sistema di costruzione
del finale infatti ci consentirà di destinare un bracciolo e quindi un’esca
esclusivamente allo scorfano mentre l’altro amo o due ami, per eventuali altre
prede che stazionano rialzate dal fondo.In fatti, il terminale vedrà il
bracciolo inferiore, pescare sempre sotto al piombo in modo da appoggiare
costantemente su di questo. Il diametro del terminale è costituito solitamente
da uno 0,30 millimetri di diametro, che in caso di pesca su un basso fondale può
scendere anche ad uno 0,20/0,25 millimetri, con tre braccioli lunghi circa 30
centimetri e distanziati tra loro di circa 45 centimetri. Il bracciolo
inferiore, sarà appunto legato appena sopra il piombo di grammatura variabile
tra i 50 ed i 200 grammi, mentre gli altri due braccioli saranno legati soopra
di questo alla distanza dettata. L’amo varierà come numero da un 10 ad un 2 a
seconda della specie e soprattutto dall’esca impiegata. La sarda rimane sempre
il boccone preferito anche se per lo scorfano nero la polpa del gambero ed i
vermi di mare sono esche eccellenti. Nelle alte profondità, per lo scorfano di
fondale, un’ottima alternativa alla sarda può essere il filetto del totano
surgelato che consente ottima tenacità sull’amo. Al momento della cattura lo
scorfano, anche se di ottime dimensioni, non oppone molta resistenza. Appena
allamato e per al alcuni metri dal fondo, si dimena con testate violente per poi
venire su a peso morto e nella maggior parte dei casi a bocca aperta. Questa
caratteristica fa si che il più delle volte il suo recupero sia abbastanza
semplice in quanto sembra di aver attaccato alla lenza un sacchetto di plastica,
con un peso incredibile senza offrire resistenza alcuna. Appena in superficie lo
scorfano specialmente se in presenza del rosso e di ottime dimensione, va
gradinato per evitare, specialmente se allamato agli estremi della bocca, di
vederselo sfuggire al momento di issarlo in
barca. A questo punto molta attenzione va prestata alla slamatura. Lo
scorfano come tutti sappiamo ha delle spine che danno dolori noiosi
all’organismo umano. In presenza di scorfani che hanno ingoiato l’amo, è
sempre bene tagliare il bracciolo e comunque la slamatura va effettuata con cura
e solo da persone esperte che sanno maneggiare la preda.